Mikis Theodorakis: SULL'EVOLUZIONE MUSICALE

Mikis Theodorakis: SULL'EVOLUZIONE MUSICALE

Posted November 13th, 2007 by webmaster


MIKIS THEODORAKIS SULL'EVOLUZIONE MUSICALE


Non sapevo che cosa significasse il mestiere di compositore perché abitavamo in una piccola città. Quando cominciai ad avere i primi dischi, mi ricordo in particolare di un disco con un concerto per violino di Bach, e un altro con la Norma di Bellini. Al cinema vidi un film molto bello, era un film tedesco, e altri film la cui colonna sonora era costituita da musiche di Schubert, Beethoven... la trovai bellissima. C'erano anche alcune operette. Un giorno sentii il finale della "Nona" di Beethoven. Ne rimasi impressionato. Allora volevo studiare matematica e diventare architetto. Mi piacevano le scienze matematiche. Quando ascoltai quel finale mi fece una tale impressione che mi venne la febbre, mi ammalai. Mio padre mi disse: "Cos'hai?" "Non voglio più studiare matematica, voglio studiare composizione." Allora andò ad Atene, comprò tutti i testi di teoria musicale e di armonia che riuscì a trovare e mi misi a studiare da solo. Poi presi un professore. Abitavamo a Tripoli, nel centro del Peloponneso. Cominciai comporre. Un giorno dissi a mio padre: "Ascolta, questo era un brano di Schumann; ora ti suonerò un pezzo che ho composto io." Mi disse: "È più bello il tuo!"

Sono vissuto in Grecia, sono cresciuto in Grecia, ho lottato in Grecia. A un certo momento qualcosa cambiò nella mia mente sull'idea che mi ero fatto del mio paese e su quello che accadeva intorno a me. Quando arrivai a Parigi per la prima volta nel 1954 per studiare al Conservatorio, cominciai a scoprire un'altra Grecia. Credo che fosse la Grecia vera. Idealizzai il mio paese nella mia mente. A Parigi scoprii persino la musica popolare, la musica folcloristica greca. Tutte le mie canzoni che sono cantate in Grecia le ho scritte a Parigi. Con la distanza, ero più vicino. Schoenberg si situa alla fine di una enorme evoluzione musicale. Alle radici di Schoenberg c'era Buxtehude, c'era Bach, c'era Mozart. Se paragoniamo l'evoluzione della musica a un albero, Bach ne costituisce le radici, ma gli ultimi frutti sono Schoenberg. Schoenberg ha scritto musica melodica, ha scritto una serenata secondo lo stile di Brahms. Ha dimostrato di essere un grande compositore. Poi disse: "Se faccio le stesse cose fatte dai miei predecessori, saranno solo delle ripetizioni, bisogna andare oltre." E portai avanti la ricerca, soprattutto dal lato tecnico. Voleva far avanzare il lato tecnico della musica il contrappunto. E soprattutto ha liberato la musica dal despotismo della tonalità. Disse: "C'è un re che si chiama tonale, io non voglio alcun re, sia fatta la democratizzazione." Ha aperto la strada a una nuova armonia nella quale erano validi tutti i suoni.

Credo che già Wagner fosse andato assai lontano, con le sue dissonanze, il suo piccolo sistema di ritardo. Ma la porta l'ha spalancata Schoenberg. E bisogna tener conto anche di un'altra cosa: che l'orecchio umano si evolve, che i Greci antichi non sopportavano l'ascolto simultaneo di certe note, certi tipi di armonie che noi oggi accettiamo molto bene. Mozart e gli Italiani hanno imposto nuovi tipi di armonie. C'è stata una evoluzione. In seguito venne Debussy che ampliò ancora di più questo sistema. Più tardi noi ne abbiamo accettate le dissonanze. Così l'orecchio si è evoluto. Ma di quale orecchio si trattava? Si trattava di quello degli aristocratici tedeschi e francesi che ascoltavano quella musica. Non credo che il popolo tedesco, che il popolo francese, che il popolo italiano partecipassero a quella evoluzione dell'orecchio e dell'estetismo.

Tutta la musica tedesca e francese si faceva in teatri di 600 posti. Chi vi andava? La gente comune non vi andava mai. Quale musica piaceva al popolo in quel periodo? Loro avevano la propria musica popolare, cantavano, ballavano. Così bisogna fare delle concessioni. A me piacciono molto le esperienze di Schoenberg quale compositore. Ma pensavo che se avessi continuato in quel modo, non avrei avuto contatti con le masse. Allora ho fatto un passo verso di loro e ho voluto che anche loro venissero verso di me. Zorba, per esempio, era al centro di tutto questo. Si tratta di musica popolare, certo, ma di musica popolare elaborata.



Da Bulletin Franco-Hellénique, 21, 1996, pp. 13-14.
Trad dal francese di Mauro Giachetti.