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Vanghelis Christòpulos: LA GRECITÀ... DELLA MUSICA | Hellenismos.com
Vanghelis Christòpulos: LA GRECITÀ... DELLA MUSICA

Vanghelis Christòpulos: LA GRECITÀ... DELLA MUSICA

Posted November 13th, 2007 by webmaster


LA GRECITÀ... DELLA MUSICA


Se è vero che il tronco della Civiltà Europea affonda le proprie radici nella storia greca, è vero che vengono dalla Grecia anche la musica, la sua Teoria e la sua terminologia.

Oggi che la nostra storia viene sistematicamente e deliberatamente contraffatta, e che degli estranei si appropriano della nostra cultura, siamo invitati a rammentare ai Greci e... ai Barbari le immutabili testimonianze forniteci dalla lingua greca. Ma lasciamo che il grande musicista Vanghelis Christòpulos ci riveli la grecità della musica.

Athanasios Vavlidas

La conoscenza della lingua greca può schiuderci le porte del mo ndo delle arti, della cultura e delle scienze. Ma quanti di noi pensano a questo?

Poiché il ruolo svolto dalla Grecia nello sviluppo dello spirito europeo è tutt'altro che irrilevante, cercheremo di dimostrare che la lingua greca può servire quale chiave per comprendere meglio i vari campi dell'arte in particolare e della cultura in generale.

Un architetto - europeo o no - non può perfezionarsi nella sua arte e scienza senza studiare l'architettura greca (e bizantina). Lo stesso vale per gli scultori, per i poeti (il modello-tipo rimane sempre Omero), ma anche per gli scienziati e per gli artisti.

Ora esamineremo in particolare la musica, l'arte delle Muse. Nell'antichità il vero musicista conosceva tutte e nove le arti rappresentate dalle Muse, e questo faceva di lui un musicista più completo di tutti i musicisti di oggi. In questo articolo le parole di origine greca appaiono in corsivo e non vi sarà bisogno di darne l'etimologia. Tutte queste parole compaiono anche nelle opere di Greci antichi quali Pitagora, Platone Aristotele, Aristosseno - il primo che propose il sistema "ben temperato", cioè la suddivisione dell'ottava in dodici semitoni uguali, come avrebbe fatto J. S. Bach circa duemila anni più tardi! Questa sua teoria si diffuse fino all'India, ma il Petit Larousse lo ignora!

La teoria musicale degli antichi Greci resta fino ai nostri giorni la base immutabile, e siccome la maggior parte di queste parole sono intraducibili, sono state adottate internazionalmente. Allora l'ideale è poterle insegnare nel loro prototipo.

Gli elementi più importanti della musica sono il Ritmo, la melodia e l'armonia. Quando si comincia a studiare la musica sono necessarie due cose: la Teoria e la Pratica. Uno studio completo della teoria musicale dovrebbe iniziare con la Mitologia (Orfeo, Ermete, Pan, Apollo, le Muse ecc.), continuare con nozioni di Glottologia, di Metrica, di Aritmetica, di Geometria, di Fisica, di Pedagogia, di Psicologia, e di altre materie, senza dimenticare che per fare buona Pratica è necessario un corpo sano che si può ottenere per mezzo della Ginnastica che... a sua volta, richiede conoscenze di Antropologia, Fisiologia e, di solito, un Encefalo in buono stato.

Qui si affaccia il Problema del metodo didattico che i Pedagoghi greci risolsero per mezzo del metodo induttivo.

Per fare della musica s'includono tutti i suoni in un sistema (come in matematica le cifre nei sistemi decimale, binario, ecc.), quindi si ordinano in gamme, dalla lettera greca G gamma, che simbolizza la continuità, la successione...). Le principali gamme sono diatoniche, cromatiche, enarmoniche... L'unità di misura degli intervalli è il tono e il semitono. Tonica è chiamata la prima nota della scala musicale. L'intervallo tra due suoni contigui non è sempre di un solo tono, perché questo diventerebbe monotono (proprio come si cerca di rendere la lingua greca col nuovo sistema monotonico che sopprime gli accenti gravi, acuti, circonflessi ecc..., che si usavano per segnare le note musicali).

Oltre alla gamma di suoni ci serviamo della dinamica. Il ritmo regolare della musica viene calcolato per mezzo di misure (in greco metri), e per conservare il ritmo ci serviamo del metronomo. La durata, invece, si misura col cronometro.

L'insegnamento è stato esercitato a lungo con l'ausilio del monocordo (strumento di Pitagora) e dei diagrammi. Per rinforzare il sono della corda, la si tendeva su una cassa di risonanza di legno, cava: koi'lon, cellum in latino, da cui derivano le parole cello e violoncello.

Inoltre la musica nella Grecia antica era strettamente legata alla parola (il Logos, che rtitroviamo in parole composte quali Filologo, Psicologo, Patologo, Musicologo ecc.), alla poesia, al teatro. Quindi abbiamo le sillabe, le frasi, le sincopi, le strofe ma soprattutto le idee musicali. Una composizione musicale ha spesso un prologo, un tema, degli episodi e termina con un epilogo. Tutto questo viene studiato dalla morfologia.

La musica viene cantata per mezzo della voce (phonè in greco), da cui fonetica, cacofonia, sassofono. E nella tecnologia contemporanea incontriamo i grammofoni, i telefoni, i microfoni e in discoteca i magnetofoni dei dischi.

Quasi sinonimo di Phonè è la voce (bohv). Si canta in polifonia (combinazione simultanea di più voci o strumenti in cui ciascuno svolge un proprio disegno melodico indipendente) o in monofonia (canto a una sola voce). Allorché i Greci a Maratona intonarono il canto di guerra in omofonia (all'unisono), il dio Pan seminò il panico tra i Persiani.

Le voci maschili più basse formano la base sulla quale si appoggiano le altre: baritono, mezzo (quella di mezzo dal greco "messo") e la più alta, soprano (da hyperànosuperànosoprano). Abbiamo anche gli strumenti a corda e quelli a percussione tra i quali i timpani, i cembali, gli xilofoni e i metallofoni che producono delle anacrusi e delle sincopi... Tutti questi strumenti formano l'Orchestra sinfonica accordata al diapason.

Il re degli strumenti rimane l'Organo che adorna le Cattedrali di tutta Europa. La sua origine è greca. Quando re Pipino il Breve, padre di Carlomagno, visitò Bisanzio nel 757 d. C., rimase talmente impressionato da questo "Òrganon", che l'imperatore di Costantinopoli glielo offrì in dono. L'Òrganon era stato inventato da Ctessibio (III sec. a. C.) ad Alessandria d'Egitto.

Con la musica si compongono ditirambi, odi, inni, (come l’"Inno alla gioia" di Beethoven), salmi, elegie, tutto ciò che si suona e si canta in chiesa come i tropari, ma anche Fantasie, Sinfonie (Eroiche, Patetiche...). E per imparare la musica bisogna andare negli Òdeon (equivalenti dei conservatori), dove gli allievi conseguono il diploma.

Ma non affatichiamo oltre i nostri lettori. Andiamo piuttosto in una sala dei concerti dall'acustica e dall'eco perfetti ad ascoltare un concerto e, naturalmente, non dimentichiamo di prendere un programma.

La vostra critica, anche in forma anonima o sotto pseudonimo, interessa sempre ai musicisti.

Vanghelis Christòpulos

Da Technes & Chorigoi, XXII, 1995, pp. 26-27.
Trad. dal neogreco di Mauro Giachetti.