GIACOMO LEOPARDI

E LA GRECIA

 

ZIBALDONE

(1590-1593, 1609-1610)

 

    Non si sa che i costumi de' romani passassero ai greci neppur dopo Costantino. Dico, non questo o quel costume, ma la specie e la forma generale de' costumi, come quella che da' greci passò realmente a' romani, e da' francesi agl'italiani principalmente, e agli altri popoli civili proporzionatamente. Da che i costumi de' greci furono formati, essi li comunicarono agli altri, ma non li ricevettero mai più da nessuno. Quindi la sì lunga incorruttibilità della loro lingua, e la [1591] sua durata fino al presente. La tenacità che i greci ebbero sempre per le cose loro, e l'amore esclusivo che portarono e portano alla loro nazione, e a' loro nazionali, è maravigliosa. Ho udito di alcune colonie greche ancora sussistenti in Corsica e in Sicilia, dove i coloni parlano ancora il greco, conservano i costumi greci, e non hanno stretta società se non fra loro, benché abitino in mezzo a un paese di nazione diversa, e sieno soggetti a un governo forestiero.

    Le relazioni de' viaggiatori intorno alla Grecia, ed agli altri paesi abitati da greci confermano questa invincibile tenacità. Dove si trovano greci cattolici e scismatici, insieme con altri cattolici, i greci cattolici, malgrado il divieto della loro religione, de' loro vescovi (per lo più forestieri), e l'impero che queste cose hanno sulla loro opinione, vogliono piuttosto congiungersi in matrimonio ec. co' loro nazionali scismatici, che co' cattolici forestieri, fanno stretta alleanza fra loro, e spesso declinano dall'una all'altra religione. Si potrebbe riferire a questa osservazione il cattivo esito de' tanti negoziati fatti al tempo del Concilio di Firenze, per sottomettere la Chiesa greca alla latina, e indurla, a riconoscere un'autorità [1592] forestiera. E' noto che mentre il rito latino si stabiliva in quasi tutto il resto del Cristianesimo, il rito greco, e in esso la lingua greca conservavasi e conservasi in tutta la Chiesa greca comunicante, in qualunque paese ella sia. E son pur noti i privilegi della Chiesa greca Cattolica, e la specie d'indipendenza che gli è accordata, e la renitenza ch'ella suole opporre a quella stessa parte di dominio che la Chiesa latina conserva su di lei.

    E non è maraviglioso lo stato presente dei greci? Non si distinguono più le razze gote, longobarde ec. dalle italiane, né le franche dalle celtiche o romane, né le moresche dalle spagnuole. Le lingue sono pur confuse in questi paesi ec. Non si discernono mai gli Arabi da' Persiani nella Persia, la religione Araba v'è stabilita universalmente, la lingua Persiana tutta mista d'arabesco. Le razze e le costumanze tartare si vengono di mano in mano confondendo nella China colle razze e costumanze cinesi.

    Ma i greci non sono divenuti mai turchi, né i turchi greci. Due religioni, due lingue, due maniere di costumi e di usanze, d'inclinazioni e di carattere ec., due nazioni insomma totalmente difformi convivono in un paese dove l'una è tuttavia forestiera benché signora [1953] l'altra ancora indigena benché schiava. E se i costumi greci, e quindi la lingua sono cambiati da quelli di prima, questo cambiamento deriva piuttosto dal tempo, e da altre circostanze inevitabilmente alteranti, che dal commercio giornaliero con una nazione straniera.

    La presente modificazione de' costumi e dell'indole greca, è quasi affatto indipendente da' costumi e dall'indole turca: e il tempo le ha piuttosto levato che aggiunto nulla.

L'odierna rivoluzione della Grecia, alla quale prendono parte i greci di quasi tutti i paesi i più segregati; la quale ha riunito una nazione schiava in maniera da renderla formidabile ec. ec. dimostra qual sia lo spirito nazionale dei greci, la ricordanza e la tenacità delle cose loro, l'unione singolarissima fra gl'individui di un popolo schiavo, l'odio che portano a quello straniero con cui e sotto cui vivono da sì gran tempo, l'odio nazionale insomma inseparabile dall'amor nazionale, e fonte di vita ec. L'affare di Parga ec. fa pure al proposito. (30 agosto 1821).