© DIMITRIS ANGELÌS

 

TI EIPE H FILOMHLA
COSA DISSE FILOMELA

L'occhio di colui che cercava dietro ai fili, alle parolei tenui segni del tempo, le formed'un corpo umano gesticolante con passione verso il cielo che si curva verso terra come per legarsi le stringhe – Altro non cerco,


diceva, solo un'essenza di fulmine nei secoli dei pini, il fugace bagliored'un bacio in margine alla mia pagina, unuliveto immerso nel barbaglio della sua umidità e nell'erba mentre sopranuota a gran bracciate una chiesa e due cavalli ruminanola loro anima. Candore era la stagionepurezza efebica che si perde sempre più nell'ordito del tempo, nei fili del ragno, nella macchinadella tua inestinguibile passione e tu non odi che passie passi che s'allontanano a poco a pocodal muro di cinta lasciandosidietro il gusto amaro dell'abbandono,due ali angeliche che d'un tratto hanno assuntoforma di colombo,la tua voce che protesta nel buio


ora m'importunano i poeti, da tempo cercoaltri occhi.


ERWTIKON / EROTIKON


Sta per ritornare la luna, molte le piogge, nottate estenuanti– ovunque io scavi, disse, trovo pezzi di te, ovunque tu guarditroverai la forma che mi s'addice


quei fiumi acerbi che scendon dai montiquei monti antichi gremiti di ferite inferte dall'anarchia degli alberiquei rami abbandonati alla segae quegli occhi che una sera incrociarono i miei, lancein attesa della mietitura voluta dal destinonave senza nocchiero diverrai per poi tacere.


Se potessi far le veci del silenzioemetterei i suoni degli uccelli e dei baci,grandi processioni con candele nel fiume della notte,deliri selvaggi, curve serpentine della stradache muta pellenel fuoco,nell'abbraccio apertosi automaticamente accerchiandotutto il mondo nella gola del sogno, io ti parlodi nuovo di prodigi e non v'è nulla di cupo, nullache non sia azzurro – sulle tue acque cammino e non è la paurafoglio di contestazione, autunno e zolfo dell'oblio,l'occhiata t'avvolge come un palmo caldo, tu frescura


tu mano turbata, sensazione impetuosatu cavità della frontetu strada invernale, mia diafana cittàsotto gli abiti non celi segreti per alcuno


una nube bianca passa rasente alla memoria del montedue piccole case sprofondate nella nebbia dell'erba gl'insegnano a parlarealle tre del mattino il sogno erompe dal sonnocianciando anche fuori


la quiete si vedesi vede anche l'albero alla sua prima carezza, la corda dell'affetto nella frescurasi vede anche un uomo alla finestra, ti sorride, ah l'amorecome si vede


e ancora la nube e le mie piccole casee ancora il sogno e i tuoi occhi sbarrati.


(da Filomela, Atene 1998)


Dimitris Angelìs (1973). Nato ad Atene. Laureato in teologia all'Università di Atene. Poeta e saggista. Opere: Sulla scrittura, Filomela, Ancora una morte, Ultima estate, Acque mitiche e altre.

(Traduzione di Mauro Giachetti)